La parola Pasqua deriva dall’ aramaico Pasha, rinascere. Fra i simboli più noti di questa importante festa di primavera ci sono le uova: di cioccolato, incartate, colorate, che celano sorprese. Ma il significato di questo simbolo è per lo più dimenticato. Oltre ad essere un archetipo universale della nascita, l’uovo sodo era presente, fra altri cibi rituali, sulla mensa della Pesach (o Pesah) la festa ebraica che celebra il “passaggio” del Mar rosso e la liberazione del popolo ebraico dalla schiavitù d’Egitto.
Il legame storico della festa cristiana con la cerimonia ebraica è all’origine del fatto che la Pasqua cristiana sia una festa “mobile”, la cui data dipende dalla lunazione. La Pesach, oggi come ai tempi di Cristo, dura otto giorni ( o sette nel territorio di Israele) e si celebra in corrispondenza della prima luna piena di marzo-aprile, nel periodo in cui maturano i primi cereali a quelle latitudini, per cui si può immaginare che si sovrapponga a sua volta alle antiche feste per la mietitura. Nel 325 d.C. il Concilio di Nicea , il primo Concilio ecumenico dei Vescovi della cristianità, interpretando un passo di San Paolo, stabilì come data della Pasqua la domenica successiva alla prima luna piena di primavera. Prima di allora i cristiani celebravano la Pasqua il 14 nissàn, il mese ebraico che corrisponde a marzo-aprile, per ricordare la morte di Gesù, che – secondo l’evangelista Giovanni – era avvenuta in quel giorno, che allora cadeva di venerdì.
Molto della simbologia pasquale richiama ancora oggi l’origine ebraica della festa: dall’agnello, simbolo del sacrificio di Gesù, ma anche del sangue con cui le Scritture dicono che furono contrassegnate le case degli ebrei per salvare i loro figli dalla strage dei primogeniti in Egitto, fino alle erbe con cui si prepara la torta Pasqualina, forse erede della tradizione di servire erbe amare, simbolo di austerità e di purificazione, alla mensa della celebrazione ebraica.
Nell'immagine, un particolare della
Resurrezione di Cristo tra i Santi Girolamo e Giovanni Battista, opera del Cariani (Giovanni Busi) datata 1520,
visitabile alla Pinacoteca di brera